Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

domenica 13 agosto 2017

Pecchioli: La lotta mondiale contro il povero - Bagnai: La disoccupazione in teoria e in pratica (con puntatina sui prodromi dell’iperinflazione tedesca del ’23)

Anch’io e’ una vita che maledico dipendenti pubblici fancazzisti negli uffici comunali e altrove, e le tasse da esproprio a cui siamo soggetti in Italia ma la “risposta” del liberismo e del "meno stato" in realta’ mi sa da diversi anni sempre piu' di "cadere dalla padella nella brace” che di vera soluzione. Se riusciamo a vedere al di la del nostro naso - le tasse ed i servizi spesso tragicomici se non solo fastidiosi e di intralcio, la corruzione, lo stato brutto e ladro, ecc - ci rendiamo conto che queste ultime decadi sono state non il "tripudio del socialismo”, come piace pensare agli “austriaci” (nell’infografica animata seguente abbiamo lo svilupparsi negli anni degli aumenti di reddito a seconda della ricchezza, a destra ci sono i piu’ ricchi e a sinistra i piu’ poveri) ...



... ma il trionfo del liberismo commerciale e finanziario globale, delle multinazionali e, guardacaso, i ricchi sono diventati sempre piu’ ricchi (follow the money, si dice, segui i soldi e scoprirai la storia vera). 

In questo senso una chiara sintesi di quello che e’ successo nelle ultime decadi la fa qui Luigi Pecchioli:

Il Velo di Maya - La lotta mondiale contro il povero 
Sì, avete letto bene, non è un refuso, il titolo è proprio “la lotta mondiale contro il povero”, non contro la povertà. Questo è quello che sta accadendo un po’ dappertutto e con sistemi diversi: la lotta ad accaparrarsi i beni della povera gente.
Naturalmente per ottenere questo risultato si è dovuti passare per uno stadio intermedio, che possiamo chiamare “la moltiplicazione del povero”; non che di poveri ci sia mai stata carenza, ma per avere una buona base per agire bisognava che il numero di poveri fosse aumentato considerevolmente. Questo si è ottenuto semplicemente impoverendo la classe media, distruggendo le basi del benessere del ceto borghese che poteva diventare soggetto di una formidabile resistenza al progetto e per far ciò si è rispolverata un’ideologia che era stata abbandonata dopo la seconda guerra mondiale, ma che aveva dato buona prova di sé nella seconda metà dell’800 e nei primi anni del ‘900, creando la prima generazione di capitalisti predatori: il liberismo.

Tutte le politiche economiche liberiste degli ultimi 30 anni sono state tese ad un solo risultato: convincere il ceto medio che aveva vissuto al di sopra delle sue possibilità, che i diritti che aveva ottenuto (protezione sul lavoro, welfare, servizi pubblici) erano stati in realtà degli odiosi privilegi che avrebbero scontato le generazioni future e che lo Stato che aveva garantito ciò era in realtà un Moloch che avrebbe divorato ogni risorsa, impoverendo tutti.

E ci sono riusciti. Attraverso l’occupazione dei mezzi di informazione che erano stati da sempre punto di riferimento culturale del ceto medio, attraverso la propaganda incessante, attraverso politici prezzolati a cui si è promesso un posto sicuro e ben remunerato per sé e per i propri parenti alla fine del mandato ed esperti e studiosi comprati con consulenze, posti in centri studi prestigiosi e cattedre in atenei famosi, le élite economico-finanziarie hanno convinto la borghesia a vergognarsi di se stessi e del proprio benessere, quindi a rinunciarvi, a fare sacrifici, ad accettare tagli ai loro diritti e riforme strutturali (che sono sempre sacrifici e tagli, ma ammantati dell’idea di un efficiente nuovismo), ma soprattutto a disprezzare e considerare loro nemico lo Stato, cioè il soggetto che, unico, li poteva proteggere da loro.

Il risultato è stato lo slittamento, lento ma inesorabile, degli appartenenti alla classe media verso una povertà di tipo proletario, povertà che molti di loro avevano abbandonato solo una/due generazioni prima (impiegati, piccoli imprenditori e commercianti, figli o nipoti di operai e contadini) ed altri non avevano mai sperimentato (professionisti, figli d’arte e rampolli di famiglie abbienti), ma che ormai li accomuna.

Con l’austerità, con le ricette del FMI, una volta riservate ai Paesi emergenti, per non farli emergere troppo e per sottometterli con il debito agli interessi occidentali, in primis statunitensi, ma ora applicate anche a Stati occidentali e avanzati, ( in Europa grazie al cappio dell’euro), con i trattati di libero scambio (che di libero hanno soprattutto il salario che viene corrisposto al lavoratore) che hanno introdotto il concetto giuridico devastante del “diritto al profitto” tutelato e risarcibile se violato, si è riusciti a togliere a Stati interi il loro cuscinetto di benessere, a portare i cittadini nella quasi totalità ad essere una massa di poveri precarizzati e quindi a togliere loro i beni, sia privati che pubblici. E sì, anche quelli pubblici, come dimostra la completa spoliazione della Grecia, grande successo dell’euro (che a questo serviva), perché se costringi uno Stato a comportarsi da privato, a chiedere alle banche ed alle istituzioni finanziarie il denaro per andare avanti, allora il potere sovrano diventa una ridicola pantomima, un simulacro di imperio che deve prendere ordini dai Mercati per essere “credibile” e quindi finanziabile e gli ordini, dati sempre come “raccomandazioni” e “suggerimenti” per un ipocrita formale rispetto della sovranità, sono sempre gli stessi: tagliare, privatizzare, tassare, ovvero in definitiva togliere al povero (cittadino) per dare al ricco (finanziere).

Una volta creata una massa di poveri, anche nei paesi che erano ricchi, il gioco è stato facile: attraverso il credito facile al consumo nei Paesi occidentali e attraverso il microcredito d’investimento nei Paesi africani o asiatici più arretrati, si è alimentata una bolla di falsa ricchezza e falso sviluppo che ...

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Corollari: 


Goofynomics - La disoccupazione in teoria e in pratica
Seguendo Luigi Pecchioli (è un famoerpartitista ma è tanto una cara persona: invito a seguirlo...) sono capitato su questo grafico:

  

L'idea del grafico è quella di calcolare il tasso di disoccupazione tenendo conto non solo delle persone in cerca di occupazione (definizione piuttosto restrittiva, come sapete), ma anche di chi risulta inattivo perché non sta più cercando lavoro ma sarebbe disposto a lavorare, e di chi ha un lavoro part-time ma vorrebbe un lavoro a tempo pieno. 
Tutti questi dati sono disponibili sul sito dell'Eurostat (appena posso vi dico dove). 
La postilla del bot (o troll?) piddino di turno mi ha invogliato a rifare i conti.
Mi sono messo sul sito dell'Eurostat, e questo è quello che mi risulta (visto che c'ero, l'ho fatto per un numero di paesi più ampio):

I conti più o meno tornano: il paese più "stressato" resta l'Italia, anche se a me viene una cifra un po' più alta rispetto a quella che figura nel grafico riportato da Luigi (ma non sappiamo il suo grafico a che anno si riferisca: il mio al 2016). Vale la solita regola dei troll: quando mettono beceramente in dubbio un dato, vuol dire che le cose stanno ancora peggio di come sembravano...

Bagnai fa anche un saltino nella Germania pre-iperinflazione (!):

A Luigi, che è, appunto, un famoerpartitista (e non c'è naturalmente nulla di male, e lui sa che io lo stimo), penso di aver detto una volta per scherzo che se mi davano una disoccupazione al 30% come in Germania dopo l'austerità (quella di Brüning), il partito glielo facevo in un attimo.

Ho fatto male a dirglielo, perché in effetti siamo messi peggio.

T’e’ capi? In Germania, prima dell’iperinflazione, si erano messi a fare - indovina un po? - austerita’, per ripagare le colossali “riparazioni” che erano state imposte al paese da Francia e UK a Versailles dopo la fine della Grande Guerra .... 

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7 commenti:

  1. Porca miseria, peggio che la Grecia e la Macedonia!!

    Forse dobbiamo ringraziare la disoccupazione se non troppi stranieri hanno attecchito qui.

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    1. Beh, si, sicuramente ci hanno mandato e ci manderanno a cagare per i pezzenti che siamo (!) solo questione di tempo direi :D

      Comunque io non sono contro uno solo perche’ e’ nero o cinese o musulmano (oddio, li .. son convinto che la gran parte dei maghrebini sia pacifica, ma in effetti una religione basata su un profeta che era un guerriero, stupratore, pedofilo, sterminatore .... ehm, non proprio un Cristo o un Bhudda). Sono sicuramente contro l’immigrazione in un paese in palese CRISI (e, siccome sono “negativo” e “gioisco come uno sciacallo delle disgrazie” .. !!!) perche’ e’ un disastro annunciato e solo un business per tanti. E sono anche contro un’immigrazione di massa, comunque e sicuramente in un breve lasso di tempo: sarebbe DISTRUTTIVO di tutte le nostre civilizzazioni millenarie fare arrivare a milionate africani piuttosto che cinesi o indiani. Se ne arrivano troppi fanno comunella, non si integrano ma creano delle specie di ghetti o enclavi, non abbandnona la loro lingua e culture, neanche in generazioni e quindi .. si finisce come la Jugoslavia. Alla prima crisi saltano i tappi e bum guerra civile e inter-etnica a go-go. Bisogna andarci piano con ste cose ... certo non come nei deliri di Scalfari, "in 2-3 generazioni DOBBIAMO essere tutti mulatti"... EEEEEH?!?!

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    2. "Alla prima crisi saltano i tappi e bum"

      A pensar male sembra proprio che cerchino questo risultato.

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    3. .. pero’ sai cosa? Leggevo l’altro giorno che in UK META’ degli islamici e DUE TERZI delle donne islamiche campavano di sussidi sociali (!!! fonte attendibile, mi pare fosse il Telegraph, non un blog di fasssssisti :D) ... allora non solo nella disoccupazione ma nel CROLLO DELLO STATO SOCIALE ci tocca sperare?!?

      Sara’ mica per questo che i finanziatori della globalizzazione, delle ONG e dei politici “progressisti” alla fine lavorano? .... mumble mumble ....

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    4. si, era il Telegraph, l’ho ritrovato:

      Unemployment among ethnic minorities costs the economy almost £8.6 billion a year in benefits and lost revenue from taxes. Half of Muslim men and three quarters of Muslim women are unemployed.

      http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/8054403/Britains-coping-classes-at-breaking-point.html

      no, dico, ma ci rendiamo conto? META’ di tutti i musulmani e 2/3 di tutte le musulmane sono disoccupati (e pesano sullo stato sociale, fra tutte le minoranze etiche per 8,6 miliardi di pound l’anno!

      ... penso che i vari Boeri, Piddini, ecc che ci pompano la storia degli immigrati che “ci pagheranno le pensioni” siano dei DELINQUENTI (perche’ credo che sappiano benissimo quello che fanno).

      .. fa il pajo con quella famosa di Prodi “con l’euro lavoreremo un giorno in meno prendendo lo stipendio per un giorno in piu’”.

      sono un branco di ASSASSINI, e assassini IN MALA FEDE, te lo dico io

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    5. Dal 2011 non sanno più calcolare la disoccupazione in Nigeria.

      http://www.google.it/publicdata/explore?ds=k3s92bru78li6_&ctype=l&met_y=pppsh&hl=en&dl=en#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=lur&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=world&idim=world:Earth&idim=country:ZA:BA:MK:GR:NG:RS:ES:VE&ifdim=world&tstart=966290400000&tend=1597442400000&hl=en_US&dl=en&ind=false

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    6. : ) .. bello il grafico interattivo di Google sulle disoccupazioni mondiali ... ma quanto attendibile? Italia, Grecia, Spagna son date intorno a solo il 12% ... perche’ se lavori un’ora con Voucher o simile sei occupato! ;D

      La statistica e’ una cosa meravigliosa ... e’ uno strumento potente di analisi e previsione ma anche di manipolazione delle menti: la storia di come sono cambiati I METODI DI CALCOLO di inflazione, disoccupazione, ecc negli anni e nei decenni, in Europa come negli USA, meriterebbe un libro e probabilmente anche di piu’. Pensa che secondo il metodo di calcolo dell’inflazione del, mi pare, 1965 o qualcosa del genere l’oro sarebbe ancora infinitamente sotto al picco del 1980, ma DI TAAAAANTO.

      Quando la statistica diventa un’arma politica ed economica le manipolazioni SONO LA REGOLA.

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